La Colonna Vertebrale 4 Aprile 2022 – Categoria: Blog

Tutte le discipline corporee, parlo dello Yoga ma anche di ogni altro allenamento fisico, dovrebbe tener sempre in mente un riscaldamento adeguato per la colonna vertebrale, incorporando nella lezione tutti i movimenti che lei può effettuare: flessione avanti e laterale, estensione e torsione.
La colonna vertebrale, anche chiamata rachide, è la colonna portante di tutto il nostro corpo: è il tronco degli alberi, che mette in comunicazione la terra con il cielo, è lo stelo dei fiori, lungo il quale scorre la vita. Va trattata con cura e i muscoli profondi prossimi ad essa devono essere forti, stabili, devono permettere alla colonna di svolgere il suo lavoro di sostegno e, al tempo stesso, devono permettere la realizzazione di qualsiasi movimento, poiché dal rachide ogni movimento prende vita. Possiamo immaginare la colonna vertebrale come una collana di perle: sette perle cervicali, dodici toraciche, cinque perle lombari alla cui base si trova il segmento sacrale composto da cinque vertebre saldate le une alle altre e la zona coccigea che comprende dalle cinque alle sei vertebre saldate le une alle altre. Ma le perle che percorrono tutta la colonna non sono appiccicate, bensì divise e tra l’una e l’altra ci sono dei cuscinetti che aiutano la mobilità della colonna e che si “rigonfiano” un pò come quelli che sistemiamo la mattina dopo avere dormito grazie ad un sano allenamento e anche attraverso una buona idratazione. La colonna vertebrale è di una complessità e bellezza sorprendente. Contiene e protegge il midollo spinale. Contiene e protegge la vita, il movimento. Il nostro corpo è come un albero: deve avere radici forti, uno stelo eretto ma non rigido, e la chioma deve essere vaporosa ed aspirare alla leggerezza e voluminosità a cui aspirano i rami e le chiome fluenti degli alberi. Lungo tutto l’asse verticale del corpo scorre la linfa, il nutrimento che, sospinto dalla terra, svetta in alto fino a fuoriuscire dal centro della testa, percorrendo la colonna in tutte le sue curve fisiologiche, in tutte le sue perle armoniosamente distribuite.
Giornata di sole, erba fresca e profumata. Togliamo le scarpe e sentiamo il contatto fresco e rigenerante della pianta dei piedi sull’erba. Fermiamoci in un punto che riteniamo gradevole e uniamo i piedi, come se ne avessimo uno solo. Guardiamoci intorno e osserviamo, se c’è, un fiore. Guardiamone le radici ben saldate a terra, lo stelo lungo e forte, i petali sottili, leggeri e voluminosi. Chiudiamo lentamente gli occhi e manteniamo l’immagine del fiore impressa nella mente. Sentiamo che il corpo ondeggia lievemente; abbandoniamoci all’ascolto del respiro e ascoltiamo le leggere e disordinate oscillazioni. Partendo dalla base di appoggio dei piedi sentire un fluido con le bollicine che sale dalla terra e arriva fino alla testa, attraversando tutto il rachide.
Ripetiamo più volte il percorso del liquido con le bollicine dai piedi alla testa, lentamente.
Il liquido effervescente continua a salire verso l’alto. Dopo alcune ripetizioni non torniamo più indietro. Continuiamo a farlo uscire dal centro della testa, come a prolungare nel tempo l’istante di una bottiglia di Champagne stappata per un’occasione speciale…
Buon ascolto